Omaggio a Pina Bausch: un film su “Palermo Palermo”

C’è un percorso creativo che ha legato Pina Bausch ad alcune grandi città del mondo. Un viaggio a tappe, un percorso di ricerca interiore che ha trovato nelle città terreno fertile di narrazione e creazione.

Già nel 1986 la Bausch aveva lavorato su Roma, ispirandosi al suo vissuto, alle sue storie, alla sua gente. Un’esperienza importante culminata poi nella realizzazione di Viktor.

Alla fine del 1989 vede la luce Palermo Palermo, e dopo, nell’arco di una decina d’anni, si delinea una lunga serie di spettacoli dedicati a diverse città: Madrid, Vienna, Los Angeles, Lisbona, Hong Kong e di nuovo Roma.

Pina Bausch

Pina e Palermo

Il rapporto della Bausch con la città di Palermo è stato significativo ed ha sicuramente generato un filone che si è poi consolidato nella sua poetica: entrare nel mondo più intimo delle città attraverso un periodo più o meno lungo di residenza. La coreografa metteva la sua compagnia in rapporto con identità e storie diverse, per poi raccontare con il suo stile una realtà precisa ma spesso difficile da cogliere e da portare sulla scena.

Nello spettacolo che la Bausch ha costruito su Palermo, la città si rispecchia tanto nella sua storia quanto nei sui forti contrasti. Sulla scena convivono – l’uno accanto all’altro – lo splendore dei palazzi seicenteschi, le macerie e la desolante realtà delle periferie. La ricca cultura del passato accanto alla non curanza di quegli anni. La Palermo della fine degli anni ’80 era una città ferita, che si preparava a vivere il periodo più duro e più buio della sua storia recente, una città profondamente diversa dalla Palermo di oggi.

E di contrasti , d’altra parte, è fatta la danza di Pina Bausch. Lei ha sempre lavorato per accelerazioni e improvvisi rallentamenti ed il suo stile è un continuo inseguirsi di vuoti e di pieni.

Il tempo e il ritmo del suo lavoro sembrano allora essere calzati a pennello con quella che è stata la natura e l’andamento di questa città: entusiasmi straordinari, impensabili e coraggiose fughe in avanti alternate a estenuanti lentezze e battute di arresto.

palermoWpalermo il docu-film

A distanza di quasi trent’anni dal debutto a Palermo di questo spettacolo della Bausch, il 3 novembre alle ore 20.00 verrà proiettato proprio al Teatro Biondo della città, dove lo spettacolo andò in scena, un film documentario dal titolo palermoWpalermo, dove la W sta per Wuppertal, città tedesca dove hanno sede la compagnia e la Fondazione Bausch.

Palermo Palermo

La prima mondiale di questo film – realizzato attraverso le riprese effettuate durante alcune esibizioni dello spettacolo, interviste, documenti storici e riprese inedite dei back stage – s’inserisce in una serie di iniziative che il teatro di Palermo vuole dedicare alla coreografa nel decennale della scomparsa.

La collaborazione fra la città siciliana, il teatro e la Fondazione Bausch prosegue, infatti, con la realizzazione di uno spettacolo che vedrà insieme giovani artisti del Biondo e del Tanztheater Wuppertal.

Nei giorni successivi alla proiezione, i danzatori storici del Tanztheater Wuppertal Beatrice Libonati e Jan Minarik selezioneranno un gruppo di interpreti che a primavera lavorerà al fianco dei danzatori della compagnia di Pina Bausch. Prima a Palermo e poi a Wuppertal, in vista del nuovo spettacolo palermoWpalermo, che debutterà nella stagione 2020-2021.

Ancora su Pina Bausch

Alle 19.00 della stessa giornata in programma anche l’inaugurazione della mostra fotografica Macerie e tacchi a spillo – E cadde un muro… Palermo Palermo 1989-2019 con le immagini scattate da Piero Tauro, che ha fotografato per anni il lavoro di Pina Bausch. Una ventina di scatti, che raccontano la storica edizione dello spettacolo e la recente riedizione interpretata da giovani danzatori e da alcuni storici membri della compagnia.

Ph. Piero Tauro

Ad affiancare la mostra, alle 19.15, il breve documentario Quello che ci muove – Gli spettatori del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch ricordano, presentato a Torino in occasione dei 40 anni dalla creazione di Café Müller (1978), il pezzo che fece di Pina Bausch l’icona del teatro danza.

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