Straordinara e di grande impatto emotivo la rappresentazione de Le Supplici diretta e interpretata da Moni Ovadia e Mario Incudine in scena ieri al Teatro Antico di Taormina e in replica stasera a Morgantina per il cartellone di spettacoli organizzato da Anfiteatro Sicilia.

La tragedia greca di Eschilo narra della fuga delle Danaidi, le 50 donne figlie di Danao, destinate a matrimonio forzato, se fossero rimaste in patria, con i 50 figli maschi di Egitto, re del regno. Dopo un periglioso viaggio in mare, accompagnate dal loro padre, le migranti raggingono Argo, e qui chiedono ospitalità e protezione al sovrano Pelasgo, che si troverà innanzi a una scelta difficile.

Da un lato, infatti, se accoglie le Danaidi – o Supplici – esporrà il suo popolo ad una lunga e sanguinosa guerra contro gli Egizi. Dall’altro, se rinnegasse i propri doveri di ospitalità e di accoglienza, contravverrebbe alle leggi divine. In entrambi i casi la scelta sarà foriera di sventure. E Pelasgo ne è consapevole. Ma si fa carico di questo peso eroicamente. E sottomette la decisione definitiva al popolo argivo, con un’assemblea. E democraticamente, il popolo di Argo sceglierà di ospitare le Danaidi, pur consapevole delle conseguenze. Pelasgo, dunque, caccerà via gli araldi egizi accogliendo le Supplici nella sua città, sotto la sua protezione.

Una vicenda, quella delle Supplici, quanto mai attuale ai giorni nostri, capace di far riflettere sulle odierne tragedie dei migranti, sui naufragi del Canale di Sicilia ed sulla conflittualità dell’accoglienza. Una rappresentazione ardita quella di Moni Ovadia ma di successo, a partire dalla scelta di trasporre l’intero testo in siciliano come lingua portante dello spettacolo e di affiancare un cantastorie al coro delle Danaidi, interpretato da Mario Incudine.

Molto apprezzata la presenza della piccola orchestra sicula che ha intessuto tutta la colonna sonora dello spettacolo con ritmi incalzanti e coinvolgenti; d’effetto anche i costumi e il trucco delle donne capaci di richiamare immediati riferimeti alla cultura e alla terra da dove oggi partono migliaia di disperati in cerca di pace e “democrazia”.

 

Un’estratto dello spettacolo andato in scena nel 2015 al Teatro Greco di Siracusa.

 

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